Leggevo la rivista mensile del mio paese. Il sindaco, nella sua editoriale, citava:
“Cosa succede a una città quando si trasforma? Quale cambiamento, mentre accade, non porta con sé qualche inconveniente?” – Luigi Berlusconi, 1951.
Ora, senza cadere nella polarizzazione sfrenata dei nostri tempi (dove citare Luigi Berlusconi può etichettarti all’istante come un laico-massonico-antifascista), soffermiamoci sul contenuto della citazione e usiamo il pensiero analogico.
Cosa succede a una vita quando si trasforma? Quale cambiamento, mentre accade, non porta con sé qualche inconveniente?
La parola “mentre” ci invita a riconoscere la natura transitoria del cambiamento.
Spesso ci troviamo in dinamiche o situazioni da cui vogliamo uscire: cambiare lavoro, trovare un partner, perdere peso, guarire da una malattia. Presi dalla fretta, dal disagio o dall’entusiasmo, dimentichiamo di osservare con attenzione. Finiamo per esaurire le risorse prima di raggiungere la condizione desiderata.
Cosa possiamo fare per custodire le nostre risorse e garantire un minimo di stabilità?
Facciamo un passo indietro e proviamo a vedere la nostra vita come un progetto. Ogni scelta comporta un’analisi di base, una fase di fattibilità:
- Dove mi trovo?
- Dove vorrei andare?
- Cosa mi occorre per spostarmi?
Questo atteggiamento, di per sé, è un atto di consapevolezza. Significa riconoscere in noi sia l’individuo che vive l’esperienza, sia quello che partecipa attivamente alla progettazione.
Lasciato il terreno della fattibilità, entriamo nell’azione: cosa succede quando una scelta, pur portandoci verso il risultato desiderato, ci destabilizza?
Consapevolezza delle Risorse
È un dato di fatto: ci troviamo in una situazione nuova. Per esempio, ho scelto di cambiare lavoro. Ambiente nuovo, colleghi nuovi, responsabilità diverse, routine diversa. Diciamocelo pure, tutti i cambiamenti sono motivo di stress. Ma qual è la funzione utile dello stress?
Dal punto di vista neuroscientifico, lo stress è un meccanismo di sopravvivenza che ottimizza le risorse per l’azione immediata. È una scossa al sistema nervoso per far sì che emergano le capacità necessarie ad affrontare al meglio la situazione.
Detto questo, possiamo osservare ogni singola situazione e cercare nella nostra cassetta degli attrezzi la risorsa più adatta:
- Ambiente nuovo? Mi informo. Qual è l’organigramma aziendale? Quali sono i valori alla base dei processi decisionali? L’obiettivo principale del dipartimento che dirigo o a cui appartengo? Conoscere queste informazioni mi aiuta a riconoscere i tempi di reazione che mi verranno richiesti, o quelli che posso aspettarmi dagli altri.
- Colleghi nuovi? Mi collego. Sono un nuovo elemento dell’ecosistema, quindi entro in connessione, trovando magari un modo per contribuire positivamente alle dinamiche di gruppo.
- Routine diversa? Ho nuove opzioni. Se il nuovo lavoro è più lontano, potrei usare la metro e leggere durante il tragitto. Se è più vicino, andare in bici e allenarmi.
Chiaro, questi sono solo esempi. Non esiste un’unica via. La chiave sta nel riconoscere la risorsa necessaria in ogni situazione e metterla in campo.
Autodisciplina
Un cambiamento implica trasformazione. Per trasformarci, usiamo processi diversi da quelli abituali, perciò dobbiamo imparare cose nuove e fare pratica, molta pratica.
Ho scelto di migliorare le mie capacità comunicative? Trovo nuove fonti di ispirazione, identifico gli elementi che risuonano con me e li metto in pratica. Creo una routine quotidiana, piccoli passi che mantengano viva la mia risoluzione, anche solo per 5 minuti al giorno.
Il cervello forma nuove connessioni neurali (sinapsi) attraverso l’apprendimento e la ripetizione. Studi di neuroplasticità indicano che per rendere un circuito neurale efficiente e automatico (“mielinizzarlo”) servono diverse settimane di pratica consistente.
Non basta la motivazione. Il nostro sistema ha bisogno di sostegno anche quando la motivazione viene meno. È qui che la disciplina arriva in soccorso del nostro progetto.
Serve ricordare l’investimento iniziale e sostenerlo con piccoli investimenti giornalieri.
Resilienza (sopportare lo stress)
Abbiamo già parlato del fatto che i cambiamenti possono mettere sotto stress l’intero sistema. Ma per quanto tempo dobbiamo, vogliamo o siamo in grado di gestire una forte sollecitazione? Siamo materia vivente.
Tutti i materiali hanno la capacità intrinseca di deformarsi e di ritornare alla condizione iniziale. Un indice o coefficiente di resilienza ci permette di capire quanto possono essere sollecitati prima di una deformazione irreversibile. Quest’informazione, per esempio, è fondamentale nella costruzione di autostrade: conoscere la resilienza dei materiali fa la differenza tra finire un’opera e sfruttarla per 20 anni, o dover riaprire il cantiere dopo un anno.
Nel caso di questa meravigliosa materia vivente – cioè noi – dobbiamo conoscere i nostri limiti, testarli. Variando le proporzioni tra i nostri contributi e le nostre esigenze, possiamo renderci più resilienti o più rigidi a seconda del bisogno. Possiamo metterci alla prova in situazioni “innocue” per poi portare l’esperienza nel contesto principale.
Ciò che ci distingue dagli altri materiali è la nostra capacità di cambiarci. Non abbiamo un coefficiente di resilienza immutabile: possiamo modificarlo!
Flessibilità (non giudizio e apertura alle modifiche)
Sebbene la disciplina ci mantenga in carreggiata, è la flessibilità a renderci adattabili. Ogni progetto parte da un’ipotesi e, in quanto tale, dobbiamo accettare che è soggetta a modifiche.
Vogliamo riprendere pienamente i rapporti con un familiare? Se non lo sentiamo da un anno, non forziamo. Facciamo i primi tentativi, una telefonata esplorativa. In base ai risultati, proponiamo un pranzo insieme o un caffè. Lasciamo spazio alle proposte, rendiamoci disponibili e aperti alla reazione del nostro interlocutore.
Essere flessibili ci rende inclini all’armonia, dove ciò che offro può complementare ciò che offre l’altro. Ci espone a punti di vista diversi, arricchisce la nostra visione del mondo e sviluppa l’intelligenza emotiva e il problem-solving.
In prima battuta, sii paziente e flessibile con te stesso. Dopo, verrà naturale esserlo anche con gli altri.
Fiducia nel processo
Ognuno di noi può avere innumerevoli motivi per manifestare una mancanza di fiducia di fronte a certe situazioni. Senza entrare nel merito della loro origine, ricordiamo che stiamo già vivendo il cambiamento. Abbiamo già fatto la scelta che consideravamo più adatta, in base alle informazioni che avevamo.
Sviluppiamo la fiducia nelle nostre scelte: facciamo mente locale di tutte le volte che abbiamo saputo riconoscere i nostri bisogni e agire coerentemente. Così come ricordiamo nel dettaglio gli eventi sgradevoli, prendiamo l’abitudine di rievocare con precisione quelli di successo, i momenti in cui il vento è stato favorevole.
Ogni scelta apre uno spazio di allenamento e arricchimento. Un errore può essere il palese preludio al successo.
Comprendere che ogni esperienza nelle nostre vite è un evento, cioè ha un inizio e una fine, ci riporta al presente. Ci rende consapevoli.
- Quanto ti permetti di valutare per prevedere, restando al contempo flessibile?
- Quanto sei agile nel percepire quando rischiare e quando è il caso di evitare?
- Quanto sei disposto a rispettare i tuoi limiti e, all’occorrenza, a superarli?
Nella vita regna la ciclicità, il cambiamento. Finché la nostra vita resta un cantiere aperto, c’è sempre la possibilità di ricominciare.
